Il 1917. L’anno della svolta nella Grande Guerra

Esposizione et alia
23 febbraio – 8 aprile 2017

La mostra si propone di ricostruire le tragiche ma fondamentali vicende occorse nel 1917, che hanno influito profondamente sulle vicende del Novecento: basti pensare all’ascesa della potenza americana e alla nascita dell’Unione Sovietica. Si inquadrano le vicende che interessarono il nostro paese in quelle più generali del conflitto, che nel 1917 divenne realmente “mondiale”, mentre fino ad allora aveva coinvolto prevalentemente i paesi europei e le loro colonie oltremare, attraverso un’ampia carrellata di immagini d’epoca, suddivise in otto sezioni: IL FRONTE OCCIDENTALE, IL FRONTE ORIENTALE, IL FRONTE ITALIANO, LA GUERRA SOTTOMARINA, L’INTERVENTO AMERICANO, LA RIVOLUZIONE RUSSA, LA ROTTA DI CAPORETTO e LA RESISTENZA SUL PIAVE.

Nelle teche sono esposti giornali, periodici e monografie appartenenti alle ricchissime collezioni novecentesche della Biblioteca Universitaria, che oltre al prezioso Fondo Militare, ricevuto a suo tempo in dono dal Distretto, comprendono un gran numero di opere dedicate agli argomenti più disparati, non solo di carattere militare, ma anche sociale, politico ed economico in relazione alla Grande Guerra. Di particolare importanza il Fondo dei Giornali, che conserva spesso opere uniche, di cui non esistono altre copie in giro per l’Italia e che permette di ricostruire passo per passo le vicende del fatidico “1917”.

In altre vetrine, invece, sono esposti divise, elmetti, borracce, giberne, tascapani, cimeli e testimonianze di vario genere gentilmente concessi in prestito da collezionisti privati, che hanno voluto così fornire il loro contributo alla ricostruzione storica basata sui documenti a stampa e sulle immagini con una serie di oggetti particolarmente significativi, che rappresentano la “cultura materiale” della Prima guerra mondiale, quella vissuta dai soldati giorno per giorno, quella che è rimasta nella memoria collettiva dei nostri avi protagonisti di quelle vicende e di tutti noi, quella che permette una migliore e più profonda comprensione di un’epoca e delle donne e degli uomini che ne furono in qualche modo protagonisti o semplici comparse.

Di tutte le manifestazioni collaterali alla mostra viene data informazione nella sezione 'eventi' del nostro sito web.

Per le scuole sono previste visite guidate e laboratori.

Orario mostra: da lunedì a venerdì ore 9,00-18,00 – sabato ore 9,00-13,00

Ingresso libero

 

Per informazioni sui laboratori didattici:
Oriana Cartaregia - bu-ge@beniculturali.it / tel. 010.2546436 - 010.2546464 - 0102546440

Per informazioni generali sulle manifestazioni collaterali:
Carla Artelli – carlartelli@gmail.com / tel. 010 2546453

Per informazioni sulla mostra:
Aldo Caterino - aldo.caterino@beniculturali.it, bu-ge@beniculturali.it, bu-e.eventi@beniculturali.it / tel. 010 2546440 – 0102546464

Il 1917 fu un anno cruciale per gli sviluppi della prima guerra mondiale, principalmente per tre motivi: l’entrata in guerra degli Stati Uniti, l’uscita dalla stessa della Russia e la disfatta di Caporetto sul fronte italiano.

Sul fronte occidentale, a dispetto delle pesanti perdite subite a Verdun e sulla Somme, alla fine del 1916 i comandi anglo-francesi erano convinti di aver acquisito una posizione di vantaggio sui tedeschi e di essere vicini alla vittoria. Il nuovo comandante in capo francese, il generale Robert Nivelle, propose una serie di nuove offensive congiunte da condursi nella primavera del 1917. Il tentativo francese non ebbe successo e la sconfitta distrusse definitivamente il morale dell’esercito francese: in vari reparti si verificarono casi di insubordinazione e proteste contro la guerra, sfociate anche in episodi di ammutinamento e diserzione, con conseguente repressione da parte dell’alto comando. Da quel momento, l’iniziativa passò ai britannici, i quali ottennero dei successi parziali, ma nient’affatto decisivi, perdendo quasi subito il terreno appena riconquistato.

Nel frattempo, la lunga durata della guerra, iniziata nel luglio 1914, aveva causato un aumento delle difficoltà socio-economiche per gli Imperi Centrali (Austria-Ungheria e Germania), soprattutto a causa del blocco navale attuato dalla Gran Bretagna sin dall’inizio del conflitto. Perciò, a partire dal febbraio 1917, i tedeschi decisero di intensificare la guerra sottomarina, per bloccare tutti i rifornimenti ai paesi nemici e isolare economicamente la Gran Bretagna. Tuttavia gli Stati Uniti, già maldisposti verso la Germania per l’affondamento del transatlantico inglese Lusitania nel maggio del 1915, a bordo del quale perirono 123 americani, erano pesantemente danneggiati nei loro scambi commerciali con Francia, Italia e Inghilterra. Per questo motivo, oltre che per il tentativo tedesco di istigare il Messico ad attaccare gli Stati Uniti (il famoso caso del “telegramma Zimmermann“), il 6 aprile 1917 decisero di entrare nel conflitto al fianco della Triplice Intesa (formata da Francia, Gran Bretagna e Russia), spostando notevolmente il peso delle forze.

Sul fronte orientale, intanto, il 2 marzo 1917 lo zar russo Nicola II, in seguito alla cosiddetta “Rivoluzione di febbraio”, fu costretto ad abdicare. Le enormi perdite subite dalla Russia avevano minato alle fondamenta la resistenza morale e fisica del suo esercito, tanto che al fronte gli ufficiali non riuscivano più a mantenere la disciplina. La monarchia zarista venne sostituita da una repubblica, il cui governo provvisorio decise di proseguire ugualmente la guerra a fianco degli anglo-francesi, ma i tedeschi riuscirono a penetrare nel territorio russo. Con la “Rivoluzione d’ottobre”, il potere fu assunto dai comunisti guidati da Lenin, che decisero di uscire dalla guerra. Le trattative di pace con gli Imperi Centrali portarono all’accordo di Brest-Litovsk, il 3 marzo 1918.

In seguito alla crisi della Russia, l’Austria-Ungheria e la Germania poterono concentrarsi sul fronte italiano, dove lanciarono una poderosa offensiva che sfondò le nostre linee a Caporetto (24 ottobre 1917). Circa 400.000 uomini vennero uccisi o fatti prigionieri e il generale Luigi Cadorna, comandante dell’esercito italiano, fu sostituito da Armando Diaz. Le ragioni militari della disfatta vanno ricercate nel superiore addestramento delle truppe d’assalto austro-tedesche e soprattutto nell’errata impostazione difensiva italiana. La sconfitta fu anche causata da motivi più “umani”: i soldati erano infatti ormai logorati, nel fisico e nello spirito, dall’interminabile guerra di trincea, dalle angherie dei comandanti e dalla paura di morire. La ritirata dell’esercito italiano fu caotica, lasciando dietro di sé mezzi di trasporto, animali da soma e da tiro, armi, munizioni e materiali vari e trascinandosi appresso una marea di profughi. Le truppe si arrestarono infine lungo la cosiddetta “linea del Piave”, dove riuscirono a contenere il nemico e a recuperare le forze.

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Crediti

Organizzata da
Biblioteca Universitaria di Genova

In collaborazione con
Fondazione Ansaldo, Genova
Museo Civico Andrea Tubino, Masone (GE)

Con il patrocinio di:
Comune di Genova

Ideazione e progettazione:
Aldo Caterino

In collaborazione con:
Mariangela Bruno, Anita Ginella

Allestimento:
Marco Marconcini, Alberto Nocerino

Eventi collaterali e promozionali:
Carla Artelli, Oriana Cartaregia

Rapporti con le scuole:
Oriana Cartaregia

Si ringraziano:
Marco Briano, Guido Saltini