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  • il palazzo di via balbi, sede del collegio dei gesuiti poi della biblioteca universitaria di genova

    Il Collegio dei Gesuiti

    La sede storica della Biblioteca Universitaria si estendeva su parte del secondo e terzo piano del Palazzo del ex Collegio della Compagnia di Gesù, che oggi ospita il rettorato e alcune facoltà dell'Università degli studi di Genova, e la riadattata chiesa dei SS. Gerolamo e Francesco Saverio della medesima Compagnia.

    Il Palazzo del Collegio , progettato da Bartolomeo Bianco e finanziato dalla famiglia Balbi, si sviluppa verso la collina alle spalle e la configurazione scoscesa del terreno ne ha condizionato sin dall'inizio lo sviluppo. Il monumentale edificio propone, con i suoi due cortili posti a due differenti livelli sul pendio, una soluzione spaziale che si differenzia dagli schemi consueti dell'architettura gesuitica. Il palazzo, concluso solo nella prima metà del '700, ci appare come una scenografia: dal portale, centinato su colonne anellate, all'atrio, quindi al cortile loggiato a colonne binate, introdotto da uno scalone a rampa unica e sovrastato da due ordini di logge coperte e scoperte, sino a giungere infine al cortile interno superiore.

    La Chiesa del Collegio, opera condotta sotto la direzione di Francesco Bianco e di Padre Orazio Grasso, é ad una navata e quattro cappelle laterali e fu ultimata nel 1667. La decorazione degli interni fu iniziata a partire dal 1666. L'unica zona oggi visibile al pubblico é quella del coro, affrescata dal genovese Domenico Piola (1627-1703) e dai suoi allievi e completata da interventi a trompe - l'oeil nelle pitture architettoniche dal bolognese Paolo Brozzi. Il pubblico che accedeva al salone di lettura poteva godere di una visione molto ravvicinata degli affreschi del coro, così come solo i restauratori normalmente hanno il privilegio di vedere dalle impalcature in normali situazioni di lavoro. Se l'effetto d'insieme del ciclo pittorico della chiesa attualmente é assai difficile da cogliere, permane comunque in maniera molto leggibile l'intento celebrativo sia della magnificenza del committente, Francesco Maria erede di Pantaleo Balbi, sia del programma religioso della Compagnia di Gesù.

    L'arco trionfale, posto al fondo della chiesa, reca infatti lo stemma della famiglia Balbi sorretto (Magnanimità, a sinistra, e Pietà, a destra) e circondato (Vera Religione Cristiana, a destra, e Bontà, a sinistra) da figure allegoriche.

    Al di sotto dell'arco si trovano quattro figure monocrome che probabilmente rappresentano i profeti maggiori (Isaia, Geremia, Ezechiele, Daniele). Al centro del coro è perfettamente visibile nella volta la rappresentazione di quello che secondo Daniello Bartoli, agiografo della Compagnia di Gesù, fu l'Incontro di San Francesco Saverio col Re del Bongo. In verità l'episodio raffigurato fu nella realtà storica l'incontro del Santo con l'attendente dello Shogun del Bungo (Giappone). L'episodio ebbe grande importanza nell'agiografia gesuitica essendo profonda espressione della politica di propaganda di evangelizzazione della Compagnia. L'attendente dello Shogun tende con un inchino le mani al Santo, mentre il bonzo, figura religiosa, viene allontanato. I dignitari di corte, a sinistra, fronteggiano i compagni di Francesco Saverio, guidati, a destra, dal portoghese Odoardo Gama. Al di sotto dell'affresco centrale un concerto di angeli riprende l'iconografia del concerto celeste o paradisiaco e accompagna l'intento miracolistico della descrizione. Sotto la volta sono poi visibili i Dottori della Chiesa, disposti sui lati delle pareti e inseriti in false architetture. Nella parete centrale la Fede Cattolica, la Sapienza divina, la Carità e la Fama buona ribadiscono il messaggio di diffusione della fede e dell'attività missionaria quale fondamento ideologico della Compagnia di Gesù.

    Biblioteca

  • timbro della biblioteca del collegio dei gesuiti

    Dal Collegio alla Biblioteca

    La Biblioteca Universitaria con i suoi volumi riccamente illustrati è perno intorno al quale prendono avvio e ritornano le tracce “all’antica” sparse sul territorio genovese. Se ne illustrano dunque per sommi capi la storia delle origini gesuitiche, dell’evoluzione delle raccolte, del primo bibliotecario scelto dalla Repubblica di Genova per esplorarne i tesori e della sua personale passione per le opere di antiquaria.

    Le origini della Biblioteca Universitaria di Genova vanno ricercate nella Libreria del Collegio dei Gesuiti.
    Le notizie più antiche sull’esistenza di una libreria annessa alle scuole fondate dai Gesuiti genovesi risalgono al 1604. Trovata nel 1623 una sede definitiva nell’area del convento di San Gerolamo del Roso (venduta ai padri ignaziani dalla famiglia Balbi), l’imponente costruzione del Collegio risulta terminata in ogni sua parte nel 1664.
    Le scuole si erano già stabilite nelle parti agibili del palazzo tra il 1636 e il 1642.
    L’ordine gesuita era giunto a Genova nel 1548 per volere dello stesso Ignazio di Loyola.

    Nel corso di due secoli di vita, la Compagnia di Gesù, soppressa il 21 luglio 1773 con bolla di Papa Clemente XIV, aveva conquistato una precisa fisionomia all’interno della cultura genovese, un ruolo preminente soprattutto nell’attività didattica e una visibilità sociale tangibilmente rappresentata da ben quattro chiese, tra cui quella dei SS. Gerolamo e Francesco Saverio annessa al Collegio di Palazzo Balbi e quella del Gesù (“chiesa della repubblica” per la presenza in forma ufficiale del doge, del senato e delle magistrature cittadine).

    Con lo scioglimento, nel 1773, della Compagnia di Gesù, il Collegio fu ribattezzato Università Pubblica e passò sotto il controllo diretto della Repubblica di Genova. Alla biblioteca gesuitica vennero, nel 1777, aggiunti altri patrimoni bibliografici liguri appartenenti all’ordine soppresso (Casa Professa di S. Ambrogio, Fidecommissaria Centurioni, Collegi di Savona e San Remo) e la Deputazione, appositamente costituita dal Senato della Repubblica di Genova per gestire i volumi ereditati dall'Ordine gesuita, nominò primo bibliotecario della Biblioteca l’ex gesuita Gaspare Luigi Oderico al quale affidò l’anno successivo il compito di redigere il catalogo del patrimonio bibliografico incamerato.

    Gaspare Luigi Oderico: il primo bibliotecario

    Gaspare Luigi Oderico (Genova 1725-1803) fu erudito antichista, numismatico, studioso di antichità etrusche e romane. Mitico “primo bibliotecario” della Biblioteca Universitaria di Genova, continua ancora oggi ad essere identificato come l’ecclesiastico che, vestito dei neri panni dell’abito gesuita, da una tela dipinta intorno al 1760, ci mostra, quasi a spronarci nel nostro lavoro, la minuta e precisa scrittura delle sue carte. 

    Biblioteca

  • particolare del manoscritto curtius conservato alla biblioteca universitaria di genova

    Origini

    Le origini della Biblioteca Universitaria di Genova vanno ricercate nella Libreria del Collegio dei Gesuiti .

    Le notizie più antiche sull'esistenza di una libreria annessa alle scuole fondate dai Gesuiti genovesi risalgono al 1604. Trovata nel 1623 una sede definitiva nell'area del convento di san Gerolamo del Roso (venduta ai padri ignaziani dalla famiglia Balbi) l'imponente costruzione del Collegio risulta terminata in ogni sua parte nel 1664. Le scuole si erano già stabilite nelle parti via via agibili del palazzo tra il 1636 e il 1642.

    Come in tutti i collegi gesuiti, anche in quello genovese si trovavano almeno due biblioteche, quella "domestica", di uso scolastico, e la "Libreria" vera e propria ospitata nella cosiddetta "Terza Sala", che conserva ancora oggi la parte monumentale con gli scaffali impiallicciati in legno di radica, risalente nell'impostazione alla metà del '600. Nel corso del '700 la Libreria fu sottoposta a diverse ristrutturazioni: verso metà secolo il decoro ligneo venne rinnovato nello stile del barocchetto genovese e nel 1777 la scaffalatura fu alzata sino al soffitto, costruendo il ballatoio, la ringhiera in ferro e legno che corre lungo tutta la sala e la "piccola scala a lumaca" che accede al piano superiore.

    Con lo scioglimento, nel 1773, della Compagnia di Gesù, il Collegio fu ribattezzato Università Pubblica e passò sotto il controllo diretto della Repubblica di Genova. Così la biblioteca gesuitica si trasformò nella "Libreria della Pubblica Università di strada Balbi" dove furono fatte confluire le biblioteche dei conventi e delle corporazioni religiose via via soppresse. Nel 1778 l'erudito Gaspare Luigi Oderico fu nominato bibliotecario con l'incarico di catalogare i libri dell'ex Collegio. Completati nel 1787 e, non conservandosi gli inventari precedenti, i volumi manoscritti redatti da Oderico costituiscono il catalogo più antico delle raccolte librarie della biblioteca. 

    Durante la repubblica democratica ligure, tra il 1797 e il 1799, essa conobbe un ulteriore accrescimento poiché nella biblioteca furono nuovamente dirottati i volumi delle librerie dei numerosi ordini religiosi genovesi e liguri soppressi nel periodo "giacobino", nonché manoscritti e volumi provenienti dalla libreria ventimigliese del dotto frate agostiniano Angelico Aprosio (1607-1681).

    Agli anni '30 dell'Ottocento risale l'allungamento dell'antica libreria gesuitica, portata dagli originali 15 agli attuali 24 metri di lunghezza, per ospitare l'accresciuto patrimonio di volumi.

    Biblioteca

  • Convenzioni e accordi

    Dal 2025 vedi sul PAT alla voce Atti a rilevanza esterna e Provvedimenti di tutela e valorizzazione

    Ultimo aggiornamento: 26 marzo 2026

    Biblioteca

  • logo art bonus

    Art Bonus

    Misure urgenti per favorire il mecenatismo culturale

    Ai sensi dell'art.1 del D.L. 31.5.2014, n. 83, "Disposizioni urgenti per la tutela del patrimonio culturale, lo sviluppo della cultura e il rilancio del turismo", convertito con modificazioni in Legge n. 106 del 29/07/2014 e s.m.i., è stato introdotto un credito d'imposta per le erogazioni liberali in denaro a sostegno della cultura e dello spettacolo, il c.d. Art bonus, quale sostegno del mecenatismo a favore del patrimonio culturale.
    Chi effettua erogazioni liberali in denaro per il sostegno della cultura, come previsto dalla legge, potrà godere di importanti benefici fiscali sotto forma di credito di imposta.

    Erogazioni liberali che danno diritto al credito

    Le erogazioni liberali effettuate in denaro che danno diritto al credito di imposta, devono riguardare gli anni di imposta a partire dal 2014 e devono essere riferiti ai seguenti interventi:

    • manutenzione, protezione e restauro di beni culturali pubblici;
    • sostegno degli istituti e dei luoghi della cultura di appartenenza pubblica (es. musei, biblioteche, archivi, aree e parchi archeologici, complessi monumentali, come definiti dall’articolo 101 del Codice dei beni culturali e del paesaggio di cui al Decreto Legislativo 22/01/2004 n. 42) delle fondazioni lirico-sinfoniche e dei teatri di tradizione;
    • realizzazione di nuove strutture, restauro e potenziamento di quelle esistenti, di enti o istituzioni pubbliche che, senza scopo di lucro, svolgono esclusivamente attività nello spettacolo

    In sede di conversione del D.L. 83/2014, la misura agevolativa è stata estesa anche alle erogazioni liberali in denaro effettuate per interventi di manutenzione, protezione e restauro di beni culturali pubblici, laddove destinate ai soggetti concessionari o affidatari dei beni oggetto di tali interventi.
    Le agevolazioni fiscali per erogazioni liberali destinate al sostegno dei teatri di tradizioni sono entrate in vigore con la Legge n.190 del 23/12/2014 (Legge di stabilità 2015) e le agevolazioni fiscali previste dall’Art bonus si applicano per le erogazioni effettuate a partire dal 2015.

    La Legge n. 208 del 28/12/2015 (Legge di stabilità 2016) ha stabilizzato e reso permanente “Art bonus”, agevolazione fiscale al 65% per le erogazioni liberali a sostegno della cultura. 

    Soggetti beneficiari

    Il credito d'imposta è riconosciuto a:

    tutti i soggetti che effettuano le erogazioni liberali a sostegno della cultura e dello spettacolo previste dalla norma in commento, indipendentemente dalla natura e dalla forma giuridica.

    Modalità di effettuazione

    Analogamente a quanto previsto per altre erogazioni liberali in denaro, l'Agenzia delle Entrate ha stabilito che anche le erogazioni liberali in esame devono essere effettuate avvalendosi esclusivamente di uno dei seguenti sistemi di pagamento:

    • tramite banca (es. bonifico);
    • tramite ufficio postale (es. versamento su conto corrente intestato al beneficiario);
    • mediante gli altri sistemi di pagamento previsti dall'art. 23 del DLgs. 241/97, cioè mediante carte di debito, di credito e prepagate, assegni bancari e circolari.

    Non possono beneficiare del credito d'imposta le erogazioni liberali effettuate in contanti, in quanto non offrono sufficienti garanzie di "tracciabilità".

    (Testo tratto dal sito artbonus.gov.it)

    Interventi riguardanti la Biblioteca Universitaria di Genova

    Puoi sostenere con una erogazione liberale:

    • Incremento della raccolta cartografica
    • Allestimento sale di lettura  
    • Organizzazione, Fruizione e valorizzazione materiali del Magazzino Sanguineti

    Biblioteca