Con l’Autore dialoga Antonello Mura

Letture di Paola Sansone

La follia delle cacce alle streghe si protrae per oltre tre secoli, dal XIV al XVII; sotto il profilo della procedura penale, quei secoli vedono un costante, progressivo, inesorabile passaggio da un sistema accusatorio, in cui la difesa, per diritto naturale, è riconosciuta ed accettata, ad un puro sistema inquisitorio nel quale le indagini, le prospettazioni degli inquisitori derivanti da esse, le impostazioni dei giudici non faranno che produrre sentenze già preconfezionate.
Le personali tragedie di otto donne, realmente vissute in quei tempi in differenti città d’Italia, inquisite, ferocemente torturate, processate e condannate ad una delle più atroci esecuzioni capitali, quello di essere arse vive, nel corso dei secoli non mutano e neppure scalfiscono la considerazione che si aveva della donna, della Femmina, unica responsabile del tradimento verso Dio, colpevole di aver prestato la propria fede al serpente. Per oltre un millennio, nei dettami della Chiesa, nei concili, in bolle ed encicliche, affonderanno quelle radici che ancora ai nostri giorni producono venefici germogli, tra questi il femminicidio risulta tanto delittuoso quanto arduo da sradicare.
Una voce quasi solitaria si leverà in quei tempi a denunciare quello che si stava rivelando nelle sue terre come un delirio collettivo che stava provocando migliaia e migliaia di vittime innocenti. La voce di un gesuita, il docente universitario Friedrich von Spee, che con argomentazioni giuridiche, a rischio non solo della propria carriera accademica ma pure della sua stessa vita, tenterà di far emergere le storture e le nefandezze di un sistema ormai totalmente fuori controllo.