“Il Cattolico di Genova”  (dal 26 luglio 1849 al 31 dicembre 1850)

Approfondimento storico

Giornale reazionario, contrario al movimento nazionale, fu in costante polemica con gli altri fogli genovesi, sia moderati che democratici (“Il Censore”, “La Bandiera del popolo”, “Corriere mercantile”, “Il Tribuno”, “La Strega”, “L’Italia libera”, “La Gazzetta di Genova”, ecc.). Criticò le tesi neoguelfe di Vincenzo Gioberti e soprattutto la sua interpretazione della politica prequarantottesca di papa Pio IX. Avversò il laicismo che caratterizzava in quegli anni la politica del Regno di Sardegna, con peculiare riferimento alle leggi Siccardi che, com’è noto, prevedevano l’abolizione del foro ecclesiastico e delle immunità del clero, l’interdetto della manomorta, la riduzione delle feste religiose e l’abolizione delle penalità per la loro inosservanza. Difese a oltranza il potere temporale della Chiesa, contestò le libertà “illimitate” introdotte dalle costituzioni liberali e combatté il protestantesimo, ritenuto pericoloso in quanto negatore del principio di autorità.
Ai suoi lettori si presentò subito come una testata battagliera: “Il titolo del nostro giornale dichiara la intenzione che abbiamo, di porre un qualche argine ai torrenti della perversione, che minaccia di dilagare e d’invadere da tanti lati”. (26 agosto 1849). Mazzini, in primis, fu un costante bersaglio di polemica: un sognatore (nel senso peggiore del termine) completamente slegato dalla realtà, “un Genio malefico della distruzione”, la guida politica di quella Repubblica romana che [era] stata “nell’interno sevizie, ladronzia, tirannide svergognata; indignazione e scherno nell’estero” (27 ottobre 1849).
Il grande nemico si individuò nel laicismo, interpretato in malafede come “clerofobia”: “non passerà questa o l’altra generazione che le nostre libertà costituzionali o repubblicane saranno più degnamente contraddistinte col titolo di servaggio”, poiché “chi incatena il clero incatena la società” (28 febbraio 1850). Il nodo della questione era costituito, ovviamente, dalle già ricordate leggi Siccardi. La campagna di stampa che ne scaturì fu tanto oltraggiosa da costringere le autorità a condannare il gerente a trentasei  giorni di prigione, oltre al pagamento di una multa. Questa vicenda non spinse tuttavia “Il Cattolico di Genova” ad assumere posizioni più moderate, bensì condusse il quotidiano sulla via del radicalismo, al punto da organizzare una sottoscrizione in favore di Luigi Fransoni, vescovo di Torino, condannato a un mese di carcere per essersi rifiutato di comparire davanti al Tribunale della capitale al fine di rendere conto di una sua circolare che invitava i parroci del Regno ad opporre resistenza all’attuazione delle nuove norme.
Quando, a fine dicembre del 1850, uscì l’ultimo numero del giornale non venne pubblicato alcun articolo di congedo dai lettori, poiché il nascente “Il Cattolico” risultava a tutti gli effetti una diretta continuazione.


(Oreste 1961; Della Peruta 2011)


Cfr. “Il Censore”; “La Strega”; “La Bandiera del Popolo”; “Corriere Mercantile”, ecc.




“Il Cattolico” (dal 2 gennaio 1851 al 27 aprile 1861)


(Giornale quotidiano di Genova).
Periodicità: Quotidiano.
Direttore: Don Antonio Campanella (ma non appare).
Gerente resp: Felice Vagnozzi, dal 28 agosto 1852 redattore resp. Antonio Barabino e poi dal 6 novembre 1852 gerente responsabile, dal 21 luglio 1860 Andrea Capurro, dal 22 ottobre 1860 Luigi Parodi, dal 5 marzo 1861 gerente provvisorio Leopoldo Stanchi.
Collaboratori: Gaetano Alimonda, Agostino Dasso, Antonio Marcone, Antonio Musso, Giovanni Agostino Piccone, Antonio Pitto, Tomaso Reggio,  Filippo Storace, Giovanni Battista Traverso, tra gli altri.
Epigrafi: Unus Spiritus, Una Fides; Unum Ovile et Unus Pastor.
Stabilimento Tipografico: Tipografia N. Faziola, Stabilimento tipografico Ponthenier, Stabilimento Tipografico Ligustico diretto da G.B. Olli, Stabilimento Tipografico Gio. Fassi-Como, Stabilimento Tipografico di Giacomo Caorsi.

(Beccaria 1994)
 

Approfondimento storico


Continuazione de “Il Cattolico di Genova”, fu un giornale conservatore e clericale, molto critico nei confronti della politica del Regno di Sardegna e, in particolare, verso il suo impegno per la causa dell’unità italiana. Politicamente vicino alla gesuitica “Civiltà cattolica”, non perse occasione per polemizzare contro la stampa mazziniana e contro quella cavouriana e governativa. I rapporti con la Chiesa divennero tuttavia un po’ più tiepidi dopo la nomina di Andrea Charvaz ad arcivescovo di Genova nel 1852, a causa della mentalità, troppo aperta e moderna, di quest’ultimo. A sua volta Charvaz richiamò ufficialmente i redattori del “Cattolico” a un linguaggio più consono ad una testata che era stata per anni la voce della Curia, onde evitare lo scontro con le autorità.
Nonostante ciò, negli anni Cinquanta il quotidiano fomentò la paura della rivoluzione e, perfino, del “socialismo” (sic), ipotizzando in tal caso scenari apocalittici per la Chiesa e le classi privilegiate e accreditando la stessa Chiesa come baluardo dell’ordine sociale e se stesso come punto di riferimento della reazione. Coerentemente “Il Cattolico” sostenne  il colpo di stato di Napoleone III in Francia, denunciò con forza la legge Rattazzi per la soppressione di comunità religiose e stabilimenti ecclesiastici e, durante la guerra di Crimea, parteggiò per la Russia, pur dichiarando di sostenere la causa della pace.
Molto accese furono le polemiche contro gli altri giornali genovesi, accusati spesso di essere ostili alla Chiesa, come nel caso della “La Stampa”, rea di aver scritto la parola “papa” con la “p” iniziale minuscola. Le accuse più pesanti vennero però indirizzate contro “La Maga”, foglio repubblicano dichiaratamente anticlericale.
“Il Cattolico” avversò poi la seconda guerra d’indipendenza, si schierò contro l’annessione al Regno di Sardegna delle Legazioni pontificie e dei ducati dell’Italia centrale e condannò senza mezzi termini la spedizione dei Mille. Come risulta dall’analisi del triennio 1859-1861 lo scontro con il Regno di Sardegna si fece particolarmente aspro, tanto che in più di un’occasione le autorità giudiziarie operarono sequestri e sospensioni del quotidiano, nonché intrapresero azioni giudiziarie contro il gerente responsabile. Solo nelle ultimissime settimane di vita, quelle cioè successive alla proclamazione del Regno d’Italia, la testata fu indotta ad ammorbidire un po’ i toni e ad optare per una linea politica più realistica.
Vale la pena ricordare che quella abbracciata dal “Cattolico” non era l’opinione del mondo cattolico tout court, poiché altri fogli locali come “La Discussione” e “Dio e libertà” provarono in quegli anni, invero senza molta fortuna, non solo a coniugare la religione con i principi liberali, ma addirittura, almeno nel secondo caso, con i valori democratici e repubblicani.
“Il Cattolico” cessò le sue pubblicazioni il 27 aprile 1861, ma dalle sue ceneri sarebbe nato, a pochi giorni di distanza, un nuovo quotidiano, “Lo Stendardo cattolico”, che sarebbe uscito sino al marzo 1874.

(Oreste 1961; Montale 1977, 1989; Costa 1978)

Cfr. "La Stampa"; "La Strega", ecc.